intestazione

La Vetta



"Il Monte Amiata e la sua vetta"

ll Monte Amiata, massiccio della Toscana, mostra il suo profilo dolce ma austero anche a grande distanza. Nelle giornate serene lo si scorge dalle colline del Chianti, dalla Maremma e da chi viaggia nel mar Tirreno, dai monti laziali, dalle acque tranquille del laghi Trasimeno e Bolsena. Un profilo netto, forte, che emerge, alla stregua di una ciclopica cattedrale, dalla vasta superficie delle dolci colline toscane.

Immerso e inserito nella Toscana classica, con l'Umbria e la Tuscia laziale a due passi, l'Amiata è rimasto per millenni un territorio con proprie autonome prerogative geologiche, storiche e paesaggistiche. Le rigogliose faggete, le rocce dalle forme inconsuete, le ricche e fresche sorgenti, le miniere e una stentata agricoltura montana hanno dato a chi vive sulle pendici della montagna la coscienza di un'orgogliosa diversità.

I cicli della storia e dell'arte hanno lambito e variamente interessato nei secoli, l'Amiata. Ma nè gli Etruschi, nè i Romani, nè i Longobardi nè gli imperatori d'occidente, nè le storiche Repubbliche di Siena e di Firenze, nè la vivace modernità della vicina Grosseto, sono mai riusciti ad alterare lo spirito, il carattere, la magia della montagna amiatina, che ha reso simbiotico il rapporto tra natura, paesaggio ed opera dell'uomo.

Nei secoli, l'Amiata ha conosciuto e forgiato un'economia a misura d'uomo e di natura, utilizzando le risorse presenti in varia misura, dai pascoli delle colline e delle valli ai doni della grande foresta montana e ai prodotti di un prezioso artigianato locale, in un percorso di grande respiro sociale, artistico e ambientale. E' lo stesso itinerario che proponiamo in queste pagine, senza tralasciare la comodità rappresentata (per il turista di oggi) dal territorio dell'Amiata, assai vicino e baricentrico rispetto ai grandi centri storico-artistici e paesistici della Toscana e dell'Umbria.

Una Croce monumentale in ferro, alta 22 metri, dovuta all'artigiano senese Zalaffi, è il punto di riferimento della Vetta dell'Amiata, visibile dalle pianure e dalle vallate circostanti fino al mar Tirreno, all'Umbria e alla Val di Chiana. Sulla gobba più alta è stata installata una statua della Madonna degli "scouts", mentre non distante è la statua di S. Giovanni Gualberto. Purtroppo il luogo è rimasto alterato dall'installazione, pare inevitabile, di una serie di antenne e di parabole per le moderne esigenze delle trasmissioni televisive e telematiche.

Il panorama che si può osservare da quassù è notevole, specie se l'atmosfera è sufficientemente limpida. Sono visibili i laghi di Bolsena e il Trasimeno, alcune isole dell'arcipelago Toscano, la pianura di Maremma, le colline Metallifere e del Chianti, fino alle alture dell'Umbria, della Sabina e, in condizioni particolarmente favorevoli, anche la città di Roma.

Punto di arrivo e di ripartenza degli impianti di risalita per la pratica dello sci: due seggiovie e varie sciovie, provenienti dalle stazioni sciistiche di base (Macinaie, Contessa, Cantore-Marsiliana).

Fonte WebAmiata.it

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